Cosa sono le DEFC

 

La sigla DEFC deriva dal nome inglese Direct Ethanol Fuel Cell che indica celle elettochimiche che permettono la conversione diretta di etanolo in energia elettrica senza ricorre a passaggi intermedi.

L'etanolo può essere utilizzato anche come combustibile per motori a combustione interna (si veda l'esempio brasiliano), ma questo ha l'inconveniente di richiedere l'utilizzo di etanolo con una concentrazione elevata per poter funzionare, poiché gli attuali motori termici non sono adatti a funzionare utilizzando elevate percentuali di acqua nella camera di scoppio. La concentrazione deve essere prossima, se non superiore all'azeotropo (circa 96% in volume) il che comporta un elevato dispendio energetico per ottenere una soluzione sufficientemente concentrata di etanolo.
Si è calcolato che per ottenere etanolo con una concentrazione utile a poter essere usato in motori a C.I. sono necessari circa 81'200 kJ/L di etanolo prodotto, mentre l'energia contenuta è di 138'200 kJ/L con una perdita energetica di 57'000 kJ/L. Considerando che la maggior parte dell'energia è necessaria a far si che la soluzione acquosa dell'etanolo passi dal 10% (valore massimo ottenibile per via fermentativa) al 98% (per mezzo di una distillazione ternaria con benzene) si nota subito che questo passaggio è quello che maggiormente incide sull'efficenza (e la convenienza) di utilzzare etanolo come vettore energetico.
Il vantaggio dell'utilizzo delle DEFC è dato dalla possibilità di utilizzare soluzioni acquose di etanolo con concentrazioni decisamente inferiori (anche 1M o meno di etanolo in acqua) eliminando completamente la necessità di distillazione; se si considera infine che il rendimento energetico di un motore a C.I. difficiemlente supera il 40% mentre con Fuel Cell si può superare facilmente il 50% di energia convertita in energia elettrica (e fino ad un 85% effettuando recupero di calore) si capisce subito l'interesse verso questa nuova tecnologia.

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Commenti

Ritratto di Giovanni Calia

Ho finito di leggere il

Ho finito di leggere il libro di Rifkin sull'uso futuro dell'idrogeno come "combustibile" da utilizzare per le celle elettrochimiche.Pensi che sia ancora oggi,il libro e' stato scritto nel 2002,una strada praticabile?

Ritratto di mavimo

Diciamo che il grosso

Diciamo che il grosso problema dell'idrogeno è lo stoccaggio (ma ci si avvicina a soluzioni accettabili) e la produzione. Ora come ora viene ottenuta dalla combustione parziale degli idrocarburi con acqua, ma in ogni caso si passa tramite la produzione di CO2 e comunque servono prodotti petroliferi di alto pregio che devono essere lavorati. In alternativa si potrebbe considerare un prodotto accettabile se ottenuto con altre tecniche ad emissioni 0 (come idrolisi dell'acqua o scissione termica).

Alcuni studi (mica tanto recenti, mi pare siano del 98, dovrei avere dei paper da parte), permettevano la produzione di H2 dalla scissione termica condotta in centrali nucleari a bassa potenza, ma è una tecnica che non venne seguita per una serie motivi NON scientifico-tecnologici.

In sintesi va bene l'H2, ma se andiamo ad ottenerlo in maniera pulita, non come lo otteniamo ora.

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